Vappu (un’oretta della mia vigilia)

Foto di Timo Kovala

Sono le 18.15 e il colpo d’occhio che mi si presenta all’uscita del negozio ALKO è davvero impressionante: la miriade di cappelli bianchi che affolla le strade fino alle sponde del letto del fiume, mi riporta, illusione cromatica, per un attimo al sonno invernale in cui la neve è bianca coperta sul paesaggio. Per fortuna, il brivido dura davvero poco e ci pensano i 15° di temperatura a destarmi: l’inverno è bello che andato e fuori – nelle strade, nei parchi, nelle foreste, in città, al mare, in ogni angolo, ovunque e per tutti, senza spazio e respiro, eccessivo e rumoroso – è Vappu! Niente dorme e tutto si muove!

Vappu cade nello stesso giorno in cui viene celebrato, nel resto del mondo, il Primo Maggio, la Festa dei Lavoratori, ma qui in Finlandia assume significati ulteriori. Innanzitutto, comincia già dal giorno prima, dal 30 aprile (Vappuaatto), ed è, oltre che festa del lavoro, anche festa degli studenti¹ e “capodanno della stagione della luce e della vita all’aperto“. Il clima è quello di un grande carnevale e la vera festeggiata è la Primavera! Da Vappu in poi, niente sarà più lo stesso: i finlandesi, affamati di caldo e di spazi aperti, passeranno sempre di più le giornate lontani da casa, spalleggiati da una luce che si fa sempre più eterna, giorno dopo giorno, a manciate di minuti alla volta, fino ad arrivare alle 24 ore di fine giugno con Juhannus, giorno del solstizio d’estate.

La origini della festa sono antichissime e prendono vita dal culto di Santa Valpurga (da cui deriva il nome Vappu), la santa cristiana vissuta in Germania, canonizzata proprio il 1° Maggio 870 e che aveva dedicato gran parte della sua missione a stanare streghe. Proprio nella lotta al maligno è da rinvenire il motivo per cui il culto della Santa ha finito per sovrapporsi alle antecedenti credenze germaniche e pagane secondo le quali, durante la notte tra il 30 aprile e 1° maggio, era bene accendere grandi falò allo scopo di invocare raccolti abbondanti e scacciare il male, le streghe appunto. Con l’arrivo del cristianesimo, quella notte si è presto trasformata nella Notte di Valpurga (Walpurgisnacht, in tedesco). Il carnevale che mi trovo davanti, quindi, dominato dal colore bianco e sorrisi, ha in realtà radici dark e misteriose.

Ma torniamo alla mia “avventura” e partiamo dall’inizio. Se dalle 17:30 mi ritrovo anche io in questo delirio, è solo perchè ho necessità di comprare qualcosa da bere per la serata e combattere così le streghe. Mi muovo a fatica nel mare di persone e mi guardo bene dal passare da Aurakatu, la strada che porta al Museo delle Arti, punto di ritrovo e luogo in cui si aprono i festeggiamenti. Tra un po’, alle 18 in punto, gli studenti indosseranno i tradizionali cappelli bianchi (Ylioppilaslakki, originariamente riservato agli studenti usciti dal liceo e ora, più democraticamente, indossato dai diplomati tutti) e si dirigeranno, rumorosi e danzanti, verso il parco Runemberg per la tradizionale pulitura di Liljan patsas, la celebre statua di Wäinö Aaltonen che è in città dal 1927 (ad Helsinki, la statua scelta per il rito è Havis Amanda a Kauppatori).

vappu-07
Pulitura di Liljan patsas. Foto da tylkkari.fi

Tutti hanno in mano una lattina, una bottiglia, un qualsiasi recipiente atto a contenere alcol: di “capodanno” si tratta e, bisogna dirlo, l’alcol è un elemento imprescindibile di questa festa. Bevono praticamente tutti (e di tutto!). Ma quanto bevono i finlandesi, in generale? La Finlandia è davvero tra i paesi in cui si consuma più alcol? In realtà, l’ultimo report della Organizzazione Mondiale della Sanità disponibile (del 2018 e che analizza i dati fino al 2016) smentisce anche questo di stereotipo. Dall’analisi, infatti, risulta che la Finlandia, con 10,4 litri pro capite² (ben 1,4 litri in meno rispetto al precedente dato del 2011), è preceduta nella triste classifica da almeno 25 paesi sui 30 europei analizzati. Si beve di più nella Francia dello Champagne (13,3 litri pro capite), in Portogallo (12,7), Germania (12,7), Grecia (10,7), Austria (11,6), Croazia (11,3), Belgio (11,4), Irlanda (12,7) e in tante altre nazioni.

È nelle modalità di consumo che andrebbe decisamente rivisto qualcosa. La questione è culturale: i finlandesi, attanagliati da un atavico senso di colpa legato a un passato davvero problematico, hanno finito per concentrare il consumo di alcol solo in determinate occasioni, in giorni prestabiliti e rituali. La trasgressione è così “istituzionalizzata”, recintata, regolamentata, col risultato che alla fine si beve (e tanto!) solo nei giorni in cui è socialmente accettato, e tutti lo fanno come se fosse qualcosa a cui non ci si può sottrarre. Il venerdì, Vappu, Juhannus… Un po’ come il “giorno delle caramelle” che, sempre qui, ha avuto l’obiettivo di concentrare il consumo dei dolciumi in un solo giorno settimanale allo scopo di limitarne i danni. Introdotto negli anni ’70 su raccomandazione della Associazione Nazionale dei Dentisti, il Karkkipäivä ha avuto sì il merito di abbassarne sensibilmente il consumo ma, bisogna dirlo, anche il demerito di diventare, per molti bambini, un appuntamento fisso al quale è impossibile sottrarsi: il bisogno, la voglia, finisce per essere indotto proprio dal “rito”, dall’attesa di un giorno che arriva solo una volta a settimana ed è perciò ineludibile. I finlandesi, a quanto pare, possono essere davvero paradossali: hanno bisogno di regole sempre, anche per trasgredire; e se la regola lo permette, trasgrediscono volentieri e con metodo.

La bevanda tradizionale della festa è il Vappusima: un intruglio a basso contenuto alcolico preparato con acqua, limone, miele, uvetta, lievito e zucchero (questa è la versione classica ma ci possono essere varianti). Il principio è quello dello Champagne (dio mi perdoni!):  i lieviti consumano gli zuccheri e producono alcol. Mia suocera lo produce in casa (il Vappusima, non lo Champagne: faccio davvero fatica a vedere mia suocera nelle vesti di Chef de cave!). Se mi piace? Non mi fa impazzire (il Vappusima, non mia suocera! Lei è persona adorabile, sempre sorridente e pronta a sottopormi a qualsiasi tortura gastronomica tipo il mämmi). Il Vappusima non mi fa impazzire ma ne apprezzo l’idea, la tradizione, il fatto che sia fatto in casa e con metodo.

20190429_175112
L’elegante Vappusima di mia suocera in fase di fermentazione

Quando ormai comincio ad essere stremato dalla complicata camminata, alle 18 meno 10 – appena in tempo perché oggi ALKO chiude alle 18! – mi ritrovo finalmente dentro e ci metto poco ad incrociare lo sguardo nervoso di Mika Lehtinen, il commesso (la mole di lavoro evidentemente lo pressa come il torchio fa con l’uva!). Agitato come mai l’avevo visto prima, mi dice di odiare questa “festa che i finlandesi sono stati bravi a trasformare in elitaria”. Chiedo chiarimenti e mi dice di non sopportare “il cappello bianco come vessillo, come bandiera elitaria sulla testa di chi ci tiene tanto a dire al mondo di aver studiato al liceo! Vanteria vomitevole e fuori luogo in un giorno in cui, nel resto del pianeta, si festeggia il lavoro e soprattutto quello operaio!” Faccio notare a compagno Lehtinen che la Finlandia ha sconfitto l’analfabetismo già nel 1600, quando la Riforma ha imposto il saper leggere a chi volesse sposarsi e che, ai giorni nostri, praticamente tutti qui hanno quel cappellino, perché tutti hanno studiato o studiano (questi “miracoli” accadono anche perché la Finlandia investe oltre il 6% del PIL in educazione, mentre l’Italia appena il 3,5%). Glielo faccio notare ma non serve proprio a niente! Pare evidente che, oggi, il commesso Lehtinen preferirebbe far parte di quel 7% di disoccupati presenti nel Paese (dato di marzo 2019) piuttosto che sopportare lo stress di una giornata infinita. La sua personale ed eclatante protesta consiste nel consigliarmi il più “aristocratico” degli Champagne: Henriot Brut Souverain! «Il “sovrano”, in barba ad ogni ipocrisia egualitaria!» ha appena il tempo di dirmi prima di essere rapito da un gruppo di giovani studenti che reclama vodka.

L’Henriot Brut Souverain è un vino splendido! Rientra sicuramente nella mia top 5 ed è un piacere berlo. Gli Henriot dominano la Champagne da altre 2 secoli e il loro nome è garanzia di eccellenza: 8 generazioni al servizio di un’ideale di perfezione e qualità. Le temps devient lumière, il tempo diventa luce, è il motto della casa e niente mi sembra più appropriato per celebrare la stagione luminosa che ci apprestiamo a vivere. Laurent Fresnet, lo Chef de cave, è famoso per la sua precisione maniacale, e precisione è la parola più adatta a descrivere una maison che praticamente non ne sbaglia una, a partire dai non millesimati fino ad arrivare alla Cuve 38, magnum da circa 600€ e che, a sentire gli esperti, li dovrebbe valere tutti. La bottiglia che ho in mano io, il Souverain, è tutt’altro che esclusiva, per pochi, e rientra tranquillamente tra quelle “possibili”: diciamo che a 42€ ti porti a casa uno dei migliori Champagne di categoria. Risultato della simbiosi di parti uguali di Pinot Noir (quello della Montagna de Reims) e Chardonnay (quello della Côte des Blancs) più una goccia appena di Meunier (5%),  questo vino è composto da un 20% di riserva e da una cuvée che prevede l’utilizzo di 25 tra i più prestigiosi cru della regione³ (Cramant, Avize, Mesnil sur Oger, Verzy, Chouilly, Aÿ, Verzenay, Beaumont…). Affina sui lieviti almeno 3 anni, lì al buio delle cave calcaree di Reims, e il risultato è un prodotto bilanciato e armonioso, dalla forte personalità e riconoscibilissimo.20190429_230627

Il colore, estremamente limpido e luminoso, è un bel giallo paglierino con riflessi dorati, e il perlage di bollicine raffinatissime che si ricongiungono rapidamente alla schiumetta bianca in superficie, ricorda i cappelli lanciati verso l’alto dagli studenti a Vappu. I profumi sono quelli di agrumi e primaverili di fiori bianchi e pasticceria da raggiungere il prima possibile dopo scuola o lavoro. Il naso trova conferma al palato: brioche a crema delicata di limone con un pizzico di vaniglia profumata, da infilare in cartella lungo la via di casa. L’attacco è vivace e il finale è lungo e caratterizzato da una bella acidità. Uno Champagne che non conosce la benché minima sbavatura. Perfetto dall’inizio alla fine. Fine che vorresti non arrivasse mai. Fine che purtroppo arriva sempre troppo presto quando si beve Champagne.

Non è mai troppo presto invece per dare fine a questo lungo, forse troppo, racconto su questa mia vigilia di Vappu. In realtà, non ci sarebbe nemmeno troppo da aggiungere a parte che, pagata la bottiglia, alle 18:15 mi rimetto in cammino verso casa contento come un bambino nel giorno delle caramelle. Passeggio sorridente e mi piace constatare che la densità, intesa come rapporto abitanti\km², lasciandomi alle spalle il centro, ritorna, passo dopo passo, sempre più finlandese e che la quiete, inimmaginabile solo poche centinaia di metri prima, ricomincia a riappropriarsi degli spazi. Me la prendo comoda e me la godo tutta, un metro alla volta. Arrivato a casa, alle 18:40, metto la bottiglia in frigo, bevo un sorso del vappusima della suocera, mi pento di averlo fatto e mi preparo alla lunga notte di Santa Valpurga, pronto, come sempre, a brindare e invocare i buoni raccolti. Vappu è ormai dietro l’angolo e nella testa, è fatale, non può che girare il disco di Marko Haavisto & Poutahaukat, Vähän ennen Vappua, “Poco prima di Vappu”… Appunto!

Qualche nota:

  1. Sugli studenti finlandesi ho già detto qualcosa ne “La modella annoiata”. Invito davvero chi se lo fosse perso a cercare, tra le note in basso, l’interessante seminario dell’ADI sul sistema scolastico finlandese e la sua riforma.
  2. I litri pro capite sono quelli risultanti dalla somma del “recorded and unrecorded alcohol per capita consumption in litres of pure alcohol”, dove per “unrecorded” si intende l’alcol che sfugge ai canali ufficiali e controllati. Qui il report completo.
  3. Una panoramica sui villaggi della Champagne in un interessante blog in inglese